Soltanto guardare ed andare avanti – Only look and move forward

A volte la soddisfazione, il sollievo, la gioia, si nascondono nel cedere, nel rinunciare. Alzare la testa all’improvviso e guardare avanti.

Senza pensare o rimpiangere. Soltanto guardare ed andare avanti.

ENGLISH

Sometimes you’ll find satisfaction, relief, happiness, in surrendering or giving up. Suddenly lift your head and look forward.

Without thoughts or regrets. Only look and move forward.

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“E dopo centomila ore non c’è un minuto di più” – “And after one hundred thousand hours there’s not a minute more”

Come canta Ivano Fossati, “è un desiderio qui in casa mia, tutto bagnato dal dolore e dopo centomila ore non c’è un minuto di più”.

Una verità imbarazzante. Tempo in musica, passi in rima. Occhi avidi di piacere, gelosia floreale, figure di passaggio a margine di un campo visivo sospeso tra blu e viola.

ENGLISH

How Ivano Fossati sings, “there’s a desire in my home, all wet with the pain and after one hundred thousand hours there’s not a minute more”.

A very raw truth. Time in music, steps in rhyme. Eyes greedy of pleasure, floral jealousy, passing figures on the edge of a view hanging between blue and purple.

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Raccontami un aneddoto – Tell me a story

Raccontami un aneddoto. Da Parigi, Roma, Londra, New York, Barcellona, Tokyo, Hong Kong o Shanghai, ma per favore, raccontami un aneddoto.

Gambe di donna, calici di vino, indumenti su moquette, falsi addii, finti arrivederci, oggetti smarriti in fondo a un treno, cene gourmet, aperitivi liturgici, baci dimenticati, ispirazioni improvvise, giacche, cravatte, cappelli, biancheria di pizzo, poltrone di velluto, sguardi rubati, mani giunte, sorrisi di circostanza, parole audaci, territori d’oltremare…quello che vuoi, ma ti prego, almeno per una volta, raccontami un aneddoto.

ENGLISH

Tell me a story. From Paris, Rome, London, New York, Barcelona, Tokyo, Hong Kong or Shanghai, but please tell me a story.

Woman legs, glasses of wine, clothing on carpets, false farewells, fake goodbyes, lost and found on a train, gourmet dinners, liturgical cocktails, forgotten kisses, sudden inspirations, jackets, ties, hats, lace lingerie, velvet armchairs, stolen glances, clasped hands, frozen smiles, brave words, overseas territories…what you want, but I beg you, just for once, tell me a story.

 

Umberto Stefanelli

Profumo di donna su lenzuola fresche di bucato – Scent of woman on freshly laundered sheets

Che meraviglia quando la vita diventa così astratta.

Parlo con me stesso di cose che ben so, in una penombra d’assenzio, zenzero, shiso ed agrumi giapponesi.

Una quercia calda e scura mi tiene compagnia, tra giacche bianche, occhiali neri e calici dal contenuto misterioso.

Una pioggia di botanici, visioni lisergiche ed aromi essenziali.
Una tempesta di zagare e profumo di donna su lenzuola fresche di bucato.

ENGLISH

How wonderful when life becomes so abstract.

I talk to myself about things that I know quite well, in a penumbra of absinthe, ginger, shiso and Japanese citrus fruits.

A warm, dark oak keeps me company, among white jackets, blacks sunglasses and goblets containing a mysterious potion.

A shower of botanicals, lysergic visions and essential aromas.
A storm of orange blossoms and scent of woman on freshly laundered sheets.

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La pura illusione – The pure illusion

Siamo pura illusione; anime dannate alla ricerca costante di un cambiamento destinato a rimanere nel limbo delle occasioni perdute.

Ferite dolorose in un “all-in” di congetture irrazionali gettate a caso nel piatto.

Mentre il cambiamento, quello vero, è fatto di piccoli passi, modesti ripensamenti, leggere correzioni di rotta.

Senza di loro la meta rimarrà sempre una chimera, un abisso profondo nel mare magno delle possibilità infinite.

ENGLISH

We are pure illusion; damned souls that are always looking for a change destined to remain in the limbo of lost opportunities.

Painful wounds in an “all-in” of irrational theories thrown randomly into the pot.

But the radical change is made of small steps, modest second thoughts, minor route adjustments.

Without them the goal will always be a chimera, a deep abyss in the big sea of endless possibilities.

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Pane e memoria – Bread and memory

Ognuno di noi sceglie lo scrigno dove custodire i propri sogni – ad averli.
Il mio è lontano, distante secoli, chiaro e confuso nel ricordo di vite passate, tra legno, metallo e seta.

Silenzi assordanti e semplice accettazione di quanto devo in qualche modo espiare.
Considerazioni da metà pomeriggio, che mi sono piovute addosso con tutta la feroce violenza del caso.

Così, quando il dolore s’è fatto insopportabile, ho camminato la mia Tokyo.
Ho battuto, passo dopo passo, il sogno di una vita. Ho respirato a pieni polmoni i suoi frutti, ho trovato rifugio nei suoi angoli più discreti.
Senza una meta precisa ho ripercorso i suoi sentieri di luna. Ho intuito, assaporato, visto.

Poi, istintivamente, come guidato da pane e memoria, mi sono ritrovato nel Tempio del Paradiso che fu.
Tra ciliegi, lapidi, ombrelli, dipinti, fotografie e giorni destinati a restare ben oltre il tempo e la fine del tempo.

Ho riflettuto, scritto, disegnato. Ho inventato un cielo d’alabastro. Con il vetro di una lente qualsiasi ho dipinto per immagini la mia ossessione. L’ho scomposta pezzo per pezzo, petalo per petalo.

E finalmente, dopo un tempo che m’è parso infinito, ho capito che la vita, per come sono riuscito a costruirla, di più non mi avrebbe proprio potuto dare.

Allora mi sono concesso a questa pioggia di bellezza che ha accompagnato la mia fotografia, nuda di fronte all’arte della natura.
Nuda, sotto le note di un tango di Piazzolla, che ricordo soltanto per averlo sentito raccontare.

ENGLISH

Each of us chooses their chest where to treasure their dreams – if they have any.
Mine is distant, centuries away, clear and vague in the memory of past lives, through wood, metal and silk.

Deafening silence and mere acceptance of what I must atone for, someway or another.
Considerations of a midafternoon, that rained down on me with the happenstance fierce violence.

So, when the pain made itself unbearable, I walked my Tokyo.
I beat, step by step, the dream of a lifetime. I deeply breathed its fruits, I found refuge in its most secluded corners.
Aimlessly I retraced its moon pathways. I perceived, tasted, seen.

Then, instinctively, as led by bread and memory, I found myself in the Temple of “Heaven that was”.
Among cherry trees, gravestones, parasols, paintings, photographs and days that will remain beyond time and its end.

I thought, written, sketched. I invented an alabaster sky. With the glass of a quite common lens I translated in images my obsession. I dismantled it piece by piece, petal by petal.

And finally, after a time that seemed endless to me, I realized that life, as I was able to build it, it just couldn’t have given me more.

In that moment I gave myself to this rain of beauty that went along with my photography, naked in front of the art of nature.
Naked, under the notes of a Piazzolla tango, that I remember only to have heard it tell.

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La via che conduce là dove non vorrei andare – The way that leads to where I wouldn’t go

La penna mi fa spesso compagnia.

Studio con impassibile interesse i segni che l’inchiostro fissa sul taccuino.

Parole gettate quasi casualmente su carta per esorcizzare l’andar del tempo, lasciare almeno un piccolo indizio di un passaggio altrimenti insignificante.

Una traccia leggera, una piccola pista da seguire, sulla via che conduce là dove non vorrei andare.

ENGLISH

The pen keeps me often company.

I study with emotionless interest the signs that the ink leaves on my notebook.

Words thrown almost casually on the paper to dispel the course of time, leave at least a small clue of an otherwise insignificant passage.

A slight hint, a small trail to follow, on the way that leads to where I wouldn’t go.

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Confusa tra prosa e poesia – Confused between prose and poetry

Potrei dirti tutto di me, ma sarebbe un voler rubare il mestiere all’immaginazione.

Potrei raccontarti le mie immagini, le mie parole confuse tra prosa e poesia, i miei sentimenti liquidi, figli di un miraggio che da trent’anni respira nel palmo della tua mano.

ENGLISH

I could tell you everything about me, but it would be like stealing the job to the imagination.

I could tell you about my images, about my words confused between prose and poetry, about my liquid feelings, sons of a mirage that has been breathing for thirty years in the palm of your hand.

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