La pura illusione – The pure illusion

Siamo pura illusione; anime dannate alla ricerca costante di un cambiamento destinato a rimanere nel limbo delle occasioni perdute.

Ferite dolorose in un “all-in” di congetture irrazionali gettate a caso nel piatto.

Mentre il cambiamento, quello vero, è fatto di piccoli passi, modesti ripensamenti, leggere correzioni di rotta.

Senza di loro la meta rimarrà sempre una chimera, un abisso profondo nel mare magno delle possibilità infinite.

ENGLISH

We are pure illusion; damned souls that are always looking for a change destined to remain in the limbo of lost opportunities.

Painful wounds in an “all-in” of irrational theories thrown randomly into the pot.

But the radical change is made of small steps, modest second thoughts, minor route adjustments.

Without them the goal will always be a chimera, a deep abyss in the big sea of endless possibilities.

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Pane e memoria – Bread and memory

Ognuno di noi sceglie lo scrigno dove custodire i propri sogni – ad averli.
Il mio è lontano, distante secoli, chiaro e confuso nel ricordo di vite passate, tra legno, metallo e seta.

Silenzi assordanti e semplice accettazione di quanto devo in qualche modo espiare.
Considerazioni da metà pomeriggio, che mi sono piovute addosso con tutta la feroce violenza del caso.

Così, quando il dolore s’è fatto insopportabile, ho camminato la mia Tokyo.
Ho battuto, passo dopo passo, il sogno di una vita. Ho respirato a pieni polmoni i suoi frutti, ho trovato rifugio nei suoi angoli più discreti.
Senza una meta precisa ho ripercorso i suoi sentieri di luna. Ho intuito, assaporato, visto.

Poi, istintivamente, come guidato da pane e memoria, mi sono ritrovato nel Tempio del Paradiso che fu.
Tra ciliegi, lapidi, ombrelli, dipinti, fotografie e giorni destinati a restare ben oltre il tempo e la fine del tempo.

Ho riflettuto, scritto, disegnato. Ho inventato un cielo d’alabastro. Con il vetro di una lente qualsiasi ho dipinto per immagini la mia ossessione. L’ho scomposta pezzo per pezzo, petalo per petalo.

E finalmente, dopo un tempo che m’è parso infinito, ho capito che la vita, per come sono riuscito a costruirla, di più non mi avrebbe proprio potuto dare.

Allora mi sono concesso a questa pioggia di bellezza che ha accompagnato la mia fotografia, nuda di fronte all’arte della natura.
Nuda, sotto le note di un tango di Piazzolla, che ricordo soltanto per averlo sentito raccontare.

ENGLISH

Each of us chooses their chest where to treasure their dreams – if they have any.
Mine is distant, centuries away, clear and vague in the memory of past lives, through wood, metal and silk.

Deafening silence and mere acceptance of what I must atone for, someway or another.
Considerations of a midafternoon, that rained down on me with the happenstance fierce violence.

So, when the pain made itself unbearable, I walked my Tokyo.
I beat, step by step, the dream of a lifetime. I deeply breathed its fruits, I found refuge in its most secluded corners.
Aimlessly I retraced its moon pathways. I perceived, tasted, seen.

Then, instinctively, as led by bread and memory, I found myself in the Temple of “Heaven that was”.
Among cherry trees, gravestones, parasols, paintings, photographs and days that will remain beyond time and its end.

I thought, written, sketched. I invented an alabaster sky. With the glass of a quite common lens I translated in images my obsession. I dismantled it piece by piece, petal by petal.

And finally, after a time that seemed endless to me, I realized that life, as I was able to build it, it just couldn’t have given me more.

In that moment I gave myself to this rain of beauty that went along with my photography, naked in front of the art of nature.
Naked, under the notes of a Piazzolla tango, that I remember only to have heard it tell.

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La via che conduce là dove non vorrei andare – The way that leads to where I wouldn’t go

La penna mi fa spesso compagnia.

Studio con impassibile interesse i segni che l’inchiostro fissa sul taccuino.

Parole gettate quasi casualmente su carta per esorcizzare l’andar del tempo, lasciare almeno un piccolo indizio di un passaggio altrimenti insignificante.

Una traccia leggera, una piccola pista da seguire, sulla via che conduce là dove non vorrei andare.

ENGLISH

The pen keeps me often company.

I study with emotionless interest the signs that the ink leaves on my notebook.

Words thrown almost casually on the paper to dispel the course of time, leave at least a small clue of an otherwise insignificant passage.

A slight hint, a small trail to follow, on the way that leads to where I wouldn’t go.

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Confusa tra prosa e poesia – Confused between prose and poetry

Potrei dirti tutto di me, ma sarebbe un voler rubare il mestiere all’immaginazione.

Potrei raccontarti le mie immagini, le mie parole confuse tra prosa e poesia, i miei sentimenti liquidi, figli di un miraggio che da trent’anni respira nel palmo della tua mano.

ENGLISH

I could tell you everything about me, but it would be like stealing the job to the imagination.

I could tell you about my images, about my words confused between prose and poetry, about my liquid feelings, sons of a mirage that has been breathing for thirty years in the palm of your hand.

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La Sindrome di Stendhal – The Stendhal Syndrome

E’ ancora Shinjuku Gyoen che regala un’altra perla alla mia fotografia.

In questo cielo dietro l’angolo, sono sbocciate alcune delle mie “riflessossessioni” più intense.

Perché, come sostiene giustamente mio “fratello” Claudio, quest’energia talvolta malinconica e struggente, che caratterizza la mia produzione artistica, forse non avrebbe avuto luogo o avrebbe avuto diverso destino, se la Sindrome di Stendhal, in un giorno ormai lontano, non mi avesse attraversato strada.

ENGLISH

It’s still Shinjuku Gyoen that offers another pearl to my photography.

Some of my more intense “reflections-obsessions” were born in this sky around the corner.

Because, as rightly said my “brother” Claudio, this energy sometimes melancholic and consuming, that characterizes my artistic production, maybe it wouldn’t have taken place or would have had a different fate, if the Stendhal Syndrome, in a very distant day, had not crossed my path.

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Check-in in alta uniforme – Check-in in full uniform

Sono a Macao, dopo aver attraversato, a piedi, la frontiera di Zhuhai…cazzo che incubo!

Check-in in alta uniforme, un’ora di palestra e spuntino veloce, in attesa della cena pasquale già organizzata – come direbbe mia madre – con tutti i crismi.

Buona Pasqua.

ENGLISH

I’ve just arrived in Macau, after crossing the Zhuhai border on foot…what a fucking nightmare!

Check-in in full uniform, an hour at the gym and a quick snack, while waiting for the Easter dinner already organized – as my mother would say – with all the trimmings.

Happy Easter.

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Concedetemi la presunzione – Allow me the presumption

Hong Kong, autobus da North Point a Central, secondo piano.

In un attimo, che tanti avrebbero sprecato nel buio di un social network qualunque, il mio sguardo si è acceso tra la luce e il metallo dell’autobus di fronte.

Vetro contro vetro, in un testa-coda di fragile armonia.

So riconoscere la bellezza. So riconoscere l’eleganza. E loro, concedetemi la presunzione, sanno riconoscere me.

ENGLISH

Hong Kong, bus from North Point to Central, second floor.

In a moment, that most people would have wasted in the dark side of some social network, my gaze has turned on between the light and metal of the bus right in front of me.

Window against window in a fragile harmony.

I know the beauty. I know the elegance. And, allow me the presumption, they know me quite well.

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